All’inizio della ripartenza, questo blog non aveva grandi ambizioni.
Non volevo stupire, non volevo spiegare il mondo, non volevo nemmeno farmi notare troppo.
Volevo solo fare una cosa molto precisa:
raccontare il passato.
Gare, vittorie, risultati dimenticati, roba lasciata lì a prendere polvere digitale.
Punto.
Servizio pubblico minimo sindacale.
Scrivo, sistemo l’arretrato e vado a casa a gustarmi una birretta.
Ero convinto di farcela.
Serio, concentrato, quasi ministeriale.
Scrivevo come chi dice:
“Faccio questo, poi smetto. Giuro.”
Niente riflessioni, niente poesia, niente emozioni inutili.
Risultati, nomi, piazzamenti.
Cronaca asciutta, senza fronzoli.
Talmente asciutta che sembrava scritta bevendo solo acqua naturale.
Il blog, nei primi giorni dopo l’11 novembre 2025, è partito in sordina.
Talmente in sordina che ogni post sembrava preceduto da un bigliettino:
“Scusate il disturbo.”
Un articolo alla volta, piano, senza fare rumore.
Il piano era chiaro: raccontare il passato, chiudere il capitolo, fine.
E invece no.
A forza di rileggere risultati, ho iniziato a ricordarmi delle gare.
E ricordandomi delle gare ho iniziato a ricordarmi delle persone.
E ricordandomi delle persone ho iniziato a ricordarmi delle emozioni.
Errore fatale.
Le frasi hanno iniziato ad allungarsi senza autorizzazione.
Sono comparsi aggettivi.
Qualcuno ha perfino visto una metafora girare libera nel testo.
La vena poetica — che doveva restare chiusa a chiave — ha trovato le chiavi.
Le birre hanno fatto il resto.
Mi sono detto:
“Scrivo ancora questo e basta.”
Ho scritto anche il giorno dopo.
E quello dopo ancora.
Ogni giorno un racconto.
Ogni racconto un po’ meno cronaca e un po’ più confessione mascherata da post sportivo.
Dicembre ha spalancato la porta al disastro.
Tra eventi, allenamenti e ruote che giravano anche col freddo, il blog ha iniziato a comportarsi come se avesse un’anima.
E io ho perso definitivamente il controllo della situazione.
Mi sono anche scusato.
Con me stesso.
Con il buon senso.
Con l’idea iniziale del blog.
Poi, preso da non si sa bene cosa (entusiasmo? nostalgia? luppolo artigianale?), ho iniziato a battere sulla tastiera come se non ci fosse un domani.
E alla fine…
l’amore per Roller Power ha fatto il resto.
L’amore per questo sport.
L’amore per questa famiglia, che corre insieme, cade insieme, si rialza insieme.
Ora siamo all’11 gennaio 2026.
Due mesi dopo una ripartenza che doveva essere discreta, il risultato è questo:
il blog parla
io non taccio
il volume è salito senza preavviso
e tutto è guidato da pura passione e da qualche birra.
Si continua così.
Senza promettere di fermarsi.
Senza promettere sobrietà.
Perché se devi ripartire, tanto vale farlo fino in fondo.
A rotelle. Rumorose. Con il cuore. 🛼❤️😄
Il vostro cronista
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