Ci sono giornate che nascono come un semplice appuntamento
sul calendario e finiscono per trasformarsi in qualcosa che resta nel cuore per
molto tempo. La partecipazione alla Sagra delle Quade di ieri è stata una di
quelle giornate.
All'inizio dovevamo essere soltanto in quattro. Una piccola
rappresentanza, qualche salto, due applausi e un saluto alla festa del paese.
Ma, come spesso accade quando si parla di Roller Power, qualcosa di speciale e le
sorprese non mancano mai. Ora dopo ora il gruppo si è allargato.
Sono arrivati altri ragazzi della squadra agonistica, alcuni
della preagonistica e, a sorpresa, persino un "ragazzo" del corso
adulti. Uno dopo l'altro, quasi richiamati da un filo invisibile, hanno sentito
il bisogno di esserci. Perché Roller Power è questo.
Non è soltanto una società sportiva. Non è soltanto
allenamenti, gare, podi e medaglie. È una famiglia. Una famiglia nella quale
l'età conta poco, il livello conta ancora meno e dove ciò che davvero fa la
differenza è il senso di appartenenza.
Ieri, sullo stesso campo, si sono ritrovati bambini, ragazzi
e adulti. Alcuni all'inizio del loro percorso, altri con centinaia di gare alle
spalle. Generazioni diverse unite dalla stessa maglia, dalla stessa passione e
dallo stesso orgoglio di sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Naturalmente la giornata era anche l'occasione per rendere
omaggio a due autentici orgogli quadesi: “Davidino” e Giacomo, reduci dagli
splendidi risultati ottenuti ai recenti Campionati Nazionali di Roma. Tutti
erano lì per applaudire loro.
Ma le grandi giornate hanno sempre in serbo qualche
sorpresa.
E così, mentre i riflettori sembravano puntati sui due
giovani campioni, a rubare la scena sono stati altri due quadesi DOC: padre e
figlio. Arnaldo, che si è presentato con la sua storica maglietta azzurra. E in
quel momento non è arrivato soltanto un atleta. È arrivato un pezzo della nostra
storia. Uno di quelli che, quando questa realtà muoveva i primi passi, c'era.
Uno di quelli che ha costruito mattone dopo mattone le fondamenta sulle quali
oggi tanti ragazzi possono inseguire i propri sogni.
Accanto a lui, il figlio Matteo. Lo storico capitano. Per
tutti, semplicemente, l'Imperatore.
E lì il tempo si è fermato davvero.
Per qualche minuto non c'erano più gli anni passati, gli
allenamenti mancati, gli impegni della vita adulta, gli infortuni. C'era
soltanto lui, di nuovo sui pattini.
Salto dopo salto. Trick dopo trick.
Con la stessa eleganza, la stessa grinta e la stessa
capacità di lasciare il pubblico a bocca aperta.
Gli anni possono passare, ma esistono persone che continuano
a portare dentro un fuoco speciale. E Matteo ieri lo ha dimostrato a tutti. Ai
più grandi ha regalato ricordi. Ai più giovani ha regalato un esempio. Molti
dei ragazzi che ieri lo guardavano volteggiare non erano nemmeno nati quando
lui scriveva pagine importanti della storia della nostra società.
Eppure, osservandolo, hanno capito perfettamente perché
ancora oggi il suo nome venga pronunciato con rispetto e ammirazione.
Gli applausi si sono fatti sempre più forti. I sorrisi
sempre più grandi.
E, per qualcuno, gli occhi anche un po' più lucidi.
Perché in quei minuti non stavamo semplicemente assistendo a
un'esibizione.
Stavamo vedendo incontrarsi passato, presente e futuro della
Roller Power.
Poi è arrivato il momento del gran finale. E a chiudere lo
spettacolo non poteva che essere lui, il nostro “Davidone”.
Dopo una serata fatta di emozioni, amicizia, ricordi e tanta
passione, ha raccolto tutta l'energia del pubblico e l'ha trasformata
nell'ultimo, spettacolare gesto.
Una capriola a 360 gradi.
Perfetta. Potente. Bellissima.
Per un istante si è fatto silenzio.
Quel silenzio che nasce quando tutti trattengono il fiato.
Poi è esploso l'applauso.
Un applauso che non premiava soltanto un numero
spettacolare. Premiavano una storia. Premiavano l'impegno, i sacrifici, gli
allenamenti, le amicizie costruite negli anni e quell'incredibile senso di
appartenenza che ci lega gli uni agli altri.
La Sagra delle Quade non ci ha regalato soltanto una bella
esibizione.
Ci ha ricordato chi siamo.
Ci ha ricordato che le medaglie passano, i risultati
finiscono negli archivi e le classifiche cambiano.
Ma ciò che resta sono le persone.
Restano i legami. Restano gli abbracci.
Restano i bambini che diventano campioni e i campioni che,
anni dopo, tornano per mostrare ai più giovani da dove è iniziata la storia.
Ieri non abbiamo celebrato soltanto le medaglie di oggi. Abbiamo
celebrato la Roller Power.
La sua storia. Le sue generazioni. La sua anima.
E ancora una volta abbiamo capito che la nostra vittoria più
bella non si misura in punti, coppe o medaglie. La nostra vittoria più bella è
la famiglia che, anno dopo anno, continuiamo a essere.
Siamo una squadra che cresce insieme. Siamo un gruppo che
accoglie. Siamo una storia fatta di campioni, di pionieri, di bambini che
sognano e di adulti che continuano a divertirsi.
Siamo Roller Power.
E ieri, sotto gli occhi di tutti, abbiamo dimostrato ancora
una volta che la nostra più grande vittoria non è una medaglia. È la famiglia
che siamo diventati.