Sotto il carro fiammeggiante di Helios, nella vasta arena di Piazza dei Cinquecento, gli dèi hanno convocato cinque dei nostri guerrieri a una prova degna degli eroi dell’antichità. Non bastava affrontare avversari valorosi: occorreva sfidare il sole stesso, dominare il calore che piegava uomini e pietre. Quaranta gradi nell’aria, oltre sessantacinque sui piastrelloni incandescenti, nessuna ombra sotto cui rifugiarsi, nessuna misericordia concessa dagli immortali. Eppure i nostri ragazzi hanno sofferto, lottato e dimostrato ancora una volta che il vero valore nasce proprio quando il destino sembra negare ogni speranza.
Davide è avanzato nella contesa con il cuore di un guerriero acheo davanti alle mura di Troia. Colpo dopo colpo ha respinto gli avversari, deciso a reclamare un posto tra i grandi. Ma, ancora una volta, la mutevole Tiche, dea della sorte, ha tessuto per lui un filo crudele. In semifinale gli ha opposto alcuni tra i più terribili guerrieri del regno, Paoletta e i fratelli Steccanella, affidandogli inoltre la corsia più esterna, quella che costringe a inseguire mentre gli altri comandano la battaglia. Quando il corno della partenza ha risuonato, il fato ha vibrato il suo colpo più duro: una caduta alla prima curva ha spezzato lo scontro prima ancora che la sua forza potesse manifestarsi. La gloria è sfuggita dalle sue mani, ma non l’onore. Perché solo chi osa sfidare il destino può dirsi davvero un eroe. Il suo nome rimane inciso tra i migliori con un magnifico settimo posto assoluto.
Non meno spietati sono stati gli dèi con Sara. Nelle prove aveva corso con la rapidità di Atalanta, dominando il tempo e lasciando negli occhi di tutti la certezza che il podio fosse ormai vicino. Ma il Roller Cross è un regno in cui il destino cambia volto in un solo istante. Una rovinosa caduta collettiva in semifinale l’ha imprigionata proprio nel momento decisivo, quando la gloria sembrava pronta ad accoglierla. Così gli immortali le hanno negato ciò che il talento aveva conquistato sul campo. Il settimo posto finale racconta solo una parte della sua impresa: la vera vittoria è stata dimostrare di appartenere, senza alcun dubbio, all’élite dei combattenti.
Leo Scibona ha invece varcato la soglia riservata a pochi, ritrovandosi davanti ai titani della disciplina. Erano i custodi del Roller Cross, campioni forgiati da innumerevoli battaglie, uomini davanti ai quali molti avrebbero abbassato lo sguardo. Leo, invece, è rimasto saldo. Ha affrontato ogni curva come un guerriero affronta il clangore delle lance, senza arretrare di un solo passo. Ha combattuto, ha imparato e si è guadagnato il rispetto di chi conosce il peso delle grandi sfide. Perché esistono battaglie in cui il risultato è soltanto un dettaglio: il vero privilegio è poter incrociare le armi con i più forti e uscirne più grandi di prima. A lui va l’onore delle armi e l’applauso di tutti noi.
Anche Giorgia M. ed Elena hanno risposto alla chiamata degli dèi senza esitazione. Nei sedicesimi di finale hanno cercato la traiettoria perfetta come navigatrici guidate dalla sapienza di Atena tra scogli e tempeste. Hanno lottato con coraggio, sfidando il caldo, la fatica e la pressione della competizione senza mai piegare il capo. Nell’istante decisivo è mancato quel lampo che separa gli eroi vittoriosi da quelli destinati a riprendere il cammino. Ma nessuno potrà negare il valore della loro impresa, compiuta in condizioni che avrebbero spezzato la volontà di molti.
L’ultima pagina deve ancora essere scritta. Domani ci attende l’ultima fatica: la prova dell’High Jump, la nostra gara, dove ogni salto sarà un assalto alle porte dell’Olimpo. Ancora una volta gli dèi osserveranno dall’alto, pronti a decidere chi sarà degno di stringere tra le mani la gloria eterna. E i nostri guerrieri saranno lì, pronti a sfidare il cielo.
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